Dieci professori di filosofia sotto inchiesta per un concorso
Otto professori ordinari e due professori associati di storia della filosofia antica sono sotto inchiesta a Siena con l’ accusa di aver pilotato nel 2001 un concorso universitario, concordando preventivamente sia la nomina della commissione giudicatrice che i vincitori. Il procuratore di Siena Nino Calabrese ne ha chiesto il rinvio a giudizio per concorso in abuso d’ ufficio. I dieci docenti sotto inchiesta sono Walter Leszl, ordinario all’ università di Firenze, Fernanda Caizzi, ordinario alla Statale di Milano e moglie del rettore Enrico Decleva, Margherita Isnardi, ordinario alla Sapienza di Roma, Giovanni Casertano, ordinario all’ università Federico II di Napoli, Pierluigi Donini, ordinario alla Statale di Milano, Anna Maria Ioppolo, ordinario alla Sapienza di Roma, Francesco Antonino Romano, ordinario all’ università di Catania, Mario Vegetti, ordinario all’ università di Pavia, Ferruccio Cesare Franco Repellini, associato alla Statale di Milano, Walter Cavini, associato all’ università di Bologna. Secondo le accuse, i professori ordinari si riunirono informalmente prima del concorso di Siena, stabilirono i nomi dei commissari e decisero che il vincitore sarebbe stato Alessandro Linguiti e che sarebbero stati dichiarati idonei Maria Michela Sassi e Franco Trabattoni. Cosa che puntualmente avvenne. L’ accordo preventivo è stato a suo tempo minuziosamente descritto da uno dei commissari del concorso di Siena, il professor Walter Leszl. Il 3 agosto 2002 il professor Leszl, ottimo docente e uomo brillante e senza peli sulla lingua, scrisse una lunga mail alla professoressa Gisela Striker, insegnante di storia della filosofia antica ad Harvard. Le scrisse per difendere la decisione di bocciare al concorso di Siena la collega Antonina Alberti, ricercatrice a Firenze molto stimata all’ estero, ma al tempo stesso per condannare la pratica spartitoria delle cattedre. Alla collega di Harvard il professore spiegò che in un incontro informale fra professori della disciplina era stata concordato non solo l’ esito del concorso bandito a Siena, ma anche l’ assegnazione dei posti di professore ordinario banditi in varie università italiane. Aggiunse che, senza una forte mobilitazione all’ estero, sarebbero andati in cattedra studiosi mediocri, con grave rischio di decadenza della disciplina in Italia. Spiegò che una nota docente aveva perso la testa («probably only intellectually») per uno dei candidati alla vittoria, che di un’ altra concorrente destinata a diventare ordinario si diceva che il suo bambino fosse figlio di un celebre professore «troppo cattolico per divorziare dalla moglie», che uno dei futuri vincitori era stato addirittura arrestato, anni prima, con l’ accusa di aver intascato una tangente per promuovere alcuni studenti mentre presiedeva una commissione di maturità. La auspicata mobilitazione dall’ estero non ci fu, o comunque non sortì alcun effetto. Tutti i concorsi si sono conclusi esattamente come previsto e preannunciato dal professor Leszl, che con la collega di Harvard si era lasciato andare anche ad amare considerazioni: «Le persone che lavorano nel nostro campo si convinceranno sempre di più (ne sono già abbastanza convinte) che per fare carriera universitaria non bisogna fare buona ricerca e buon insegnamento, ma esercitare altre capacità, come l’ attrazione sessuale, se uno ne possiede abbastanza, oppure il servilismo». Senza contare che, una volta in cattedra, i mediocri avrebbero scoraggiato le carriere dei giovani più brillanti di loro. – FRANCA SELVATICI
